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27/01/2015

Lo sterminio nazista delle persone con disabilità: un'idea che viene da lontano

In occasione della Giornata della Memoria, lo storico Matteo Schianchi illustra le radici del programma di eutanasia "Aktion T4", che ha sterminato circa 300mila persone con disabilità.

Sono circa trecentomila le persone con disabilità sterminate da "Aktion T4", il programma di eutanasia perpetrato dal regime nazista. Si ritiene utile soffermarsi sul fatto che la drammaticità dell'evento si costruisce, con una serie di dinamiche articolate, molto prima dell'avvento del regime nazista.
Sul finire dell'Ottocento, in Germania, Adolf Jost pubblica un opuscolo intitolato "Il diritto alla propria morte. Uno studio sociale" (1895). Il testo sostiene che lo Stato è titolare del diritto di controllo sulla morte degli individui ed è incaricato della compassione e del sollievo delle sofferenze di malati incurabili attraverso l'eutanasia. Qualche anno dopo, lo zoologo Ernst Haeckel, che aveva diffuso e volgarizzato il darwinismo in Germania e inventore del termine "ecologia", sostiene in "Le meraviglie della vita" (1903) che, sul modello di Sparta, è necessario provvedere alla soppressione, tramite morfina, di bambini "deboli", ovvero idioti, sordi, muti, con malattie ereditarie e incurabili.

L'ideologia eugenetica si unisce e va a rafforzare l'ambiente culturale tedesco già attraversato fin dal secondo Ottocento da una serie eterogenea di manifestazioni riconducibili sia all'ideologia della razza ariana e al mito dell'appartenenza alla comunità del popolo sia all'antisemitismo. La crisi sociale ed economica successiva alla sconfitta della Prima guerra mondiale accentua ulteriormente queste spinte, soprattutto con la dottrina nordica della razza di Hans F. Gunther che considera la popolazione tedesca un meticciato da estirpare per restituire alla nazione il vero popolo: una specifica razza riconoscibile da precisi caratteri razziali ed ereditari. Altre caratteristiche inquinano questa razza e vanno estirpate.

È anzitutto la popolazione ebraica ad essere nel mirino di culture dotte e popolari, mitologie e propagande che troveranno compimento in concreti dispositivi nel corso del regime nazista. Più generalmente, il bersaglio di queste movenze sono i soggetti considerati inferiori, con caratteristiche, tare e condotte accusate di imbastardire la razza. Sono state sacrificate da una doppia persecuzione, le persone vittime dei provvedimenti di eugenetica ed eutanasia colpevoli di essere persone disabili e di origine ebraica. A sistematizzare la cultura contro la disabilità, contribuiscono ulteriormente il giurista Karl Binding e lo psichiatra Alfred Hoche all'interno di un testo del 1920 sul diritto tedesco in cui affermano che sono persone indegne di vivere malati incurabili, malati di mente, bambini ritardati o deformi. Di questi individui, qualificati come zavorre umane o gusci vuoti di essere umani, i medici sono in grado di diagnosticare l'incurabilità su basi scientifiche.
Lo stesso Hitler, facendo riferimento a paesi (Stati Unitri e Paesi scandinavi) in cui lo stato interveniva, già dai primi decenni del Novecento, sui criteri della razza estirpata da scorie scriveva nel 1925.

Lo Stato deve riacquistare ciò che nel presente è tralasciato da tutte le parti. Deve porre la razza alla base dell'esistenza generale. Deve preoccuparsi di mantenerla incontaminata. Ha il dovere di affermare che il bambino è il bene più prezioso di un popolo. Deve permettere che soltanto chi non è malato procrei figli, che sia contro la morale il generare bambini quando si è malati o difettosi, e privarsi di ciò risulta di più alto pregio. [...] Lo Stato deve servirsi per attuare ciò delle più moderne scoperte mediche. Deve affermare che è incapace di procreare chi soffre di una malattia evidente o chi porta tare ereditarie e che quei mali può tramandare ai suoi discendenti e causare in realtà questa incapacità. [...] Chi è malato o indegno nel corpo o nello spirito non è giusto che riproduca i suoi patimenti nel corpo di un bambino. [...] Lo Stato deve, con l'educazione, chiarire agli uomini che l'essere malati e fragili non è scandaloso, ma solo una sfortuna degna di pietà, e che è crimine e vergogna perdere l'onore e mostrare egoismo perpetuando il male e i difetti in creature senza colpa. [...] Basterebbe per seicento anni non permettere di procreare ai malati di corpo e di spirito per salvare l'umanità da un'immane sfortuna e portarla ad una condizione di sanità oggi pressoché incredibile. Quando sarà tradotta in realtà, consciamente e ordinatamente, e agevolata la facoltà di generare della parte più sana della nazione, si otterrà una razza, che almeno alle origini, si sarà liberata delle cause del presente abbrutimento fisico e spirituale. (Adolf Hitler, Mein kampf. La mia battaglia, Ers, Roma 2000, pp. 33-4).

Il 14 luglio 1933, il ministero degli interni del Reich (sezione sanità popolare) emana la prima legge indirizzata verso il miglioramento della salute genetica tedesca attraverso la sterilizzazione obbligatoria di soggetti con malattie ereditarie: epilessia, schizofrenia, oligofrenia, infermità fisiche congernite, cecità e sordomuitismo. L'applicazione della legge era garantita dai "tribunali per la salute genetica" a seguito di diagnosi e denunce di ospedali e case di cura ed era posto sotto la supervisione di Gherard Wagner, nominato da Hitler e sostituito nel 1938 dal suo sottoposto Leonardo Conti, medico ticinese naturalizzato tedesco. Le stime dei soggetti da sottoporre al trattamento ammontavano, provvisoriamente, a oltre quattrocentomila individui.

 

Matteo Schianchi

 

Il testo riprende alcune argomentazioni riportate nel libro "Storia della disabilità. Dal castigo degli dei alla crisi del welfare", Carocci, 2012, pp. 188-195.

 

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